
Il segno, lettera di un alfabeto ideale in grado di accomunare i popoli ed avvicinare le culture del Mediterraneo, introduce il viaggiatore alla scoperta della storia di Gibellina.
Partendo da simboli condivisi, da un unanime sentire e percepire, da un incontro tra anime differenti, si intensificano quello scambio, quel dialogo, quell’entusiasmo e quella curiosità che divengono sete di conoscere e crescere, di creare e costruire insieme, quintessenza dell’identità della città.



Un percorso che vede l'Arte e la Viticoltura avvicinarsi, sfiorarsi e confondersi, fino a divenire materia unica e viva: così nasce Opificio Gibellina.
Dall'incontro tra le Tenute Orestiadi e l'Accademia di Belle Arti di Brera prende forma il desidero di esprimere in etichetta quel che quotidianamente si respira tra le barriques, in cui il vino trova la sua forma più armonica e l'arte stravolge le emozioni, toccando le più intime corde dell'animo umano.
Opificio Gibellina vuole rappresentare, grazie al contributo di 5 artisti - Stefano Pizzi, Gaetano Grillo, Nicola Salvatore, Pietro Coletta, Enzo Esposito - l'essenza non solo di Tenute Orestiadi, ma della città stessa, che fin dalla sua nuova fondazione, ha fulcro fondamentale nell'arte, che quotidianamente affianca la produzione agricola volta a valorizzare le peculiarità del territorio.
